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Accertamenti di assenza di tossicodipendenza nei lavoratori: come funziona il primo livello

Chi deve sottoporsi agli accertamenti, chi li esegue, quali sostanze si cercano e cosa succede se lo screening non è negativo: la procedura spiegata passo per passo per il medico competente.

· 4 min di lettura

Il quadro normativo

Gli accertamenti di assenza di tossicodipendenza per chi svolge mansioni a rischio nascono dall'articolo 125 del Testo unico sugli stupefacenti (DPR 309/1990) e sono regolati da due atti della Conferenza Stato-Regioni: l'Intesa del 30 ottobre 2007, che individua le mansioni a rischio, e l'Accordo del 18 settembre 2008, che definisce le procedure. Il D.Lgs. 81/2008 li richiama tra gli obblighi di sorveglianza sanitaria.

Su questo impianto molte regioni hanno emanato indicazioni proprie, che precisano aspetti operativi come il pannello di sostanze, la modulistica o i laboratori di riferimento. Prima di organizzare gli accertamenti conviene quindi verificare sia la normativa nazionale vigente sia le indicazioni della propria regione.

Chi deve sottoporsi agli accertamenti

L'Intesa del 2007 elenca le mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l'incolumità e la salute di terzi. Tra le più frequenti ci sono i conducenti di veicoli per cui è richiesta la patente C, D o E, gli addetti alla guida di macchine per la movimentazione di terra e merci, il personale del trasporto ferroviario, marittimo e aereo con funzioni legate alla sicurezza e i lavoratori abilitati a lavori pericolosi, come l'impiego di gas tossici.

È il datore di lavoro a comunicare al medico competente i nominativi degli addetti a queste mansioni. Gli accertamenti si svolgono prima dell'assegnazione alla mansione e poi con cadenza periodica, di norma annuale, oltre che nei casi di ragionevole dubbio e dopo un incidente.

Il primo livello, passo per passo

Il primo livello è affidato al medico competente e si basa su un test di screening su urina. Perché il risultato sia affidabile e difendibile, conta molto come viene raccolto il campione.

  1. Convocazione con breve preavviso, di norma non superiore a un giorno, per ridurre la possibilità di sospendere l'assunzione in vista del controllo.
  2. Raccolta del campione con modalità che ne garantiscano l'autenticità: il contenitore con termometro permette di verificare subito che l'urina sia appena emessa.
  3. Controllo dell'adulterazione: creatinina e pH segnalano un campione diluito o alterato, che va raccolto di nuovo.
  4. Suddivisione in aliquote sigillate e firmate dal lavoratore e dall'operatore: una serve allo screening, le altre restano disponibili per la conferma e per un'eventuale revisione.
  5. Test di screening immunochimico sulle sostanze previste, con lettura del risultato e registrazione sul modulo di custodia.

Quali sostanze si cercano

L'Accordo del 2008 indica le classi di sostanze da ricercare e le soglie (cut-off) per lo screening su urina:

SostanzaCut-off di screening
Oppiacei (metaboliti)300 ng/ml
Cocaina (metaboliti)300 ng/ml
Cannabinoidi (THC)50 ng/ml
Amfetamine e metamfetamine500 ng/ml
Ecstasy (MDMA)500 ng/ml
Metadone300 ng/ml

Alcune regioni aggiungono altre sostanze, in particolare la buprenorfina, con soglie specifiche. Per questo esistono pannelli dedicati ai diversi protocolli, come il test 8 sostanze per la Lombardia e quello per la Campania, accanto al pannello di base a 7 sostanze con controllo di adulterazione.

Cosa succede se lo screening non è negativo

Un risultato non negativo al test rapido non è una diagnosi: indica solo che una sostanza potrebbe essere presente sopra la soglia. L'aliquota viene inviata a un laboratorio per la conferma con metodiche cromatografiche, come GC-MS o LC-MS/MS.

In attesa della conferma, il medico competente esprime un giudizio di temporanea inidoneità alla mansione a rischio. Se la conferma è positiva, il lavoratore viene inviato al servizio per le dipendenze (SerD) per gli accertamenti di secondo livello; se è negativa, torna alla sua mansione.

Una procedura di raccolta ben documentata tutela tutti: il lavoratore, che ha la garanzia di un campione non scambiato né alterato, e il medico, che può dimostrare la correttezza di ogni passaggio.

Materiali per un accertamento ben documentato

  • Test con cut-off coerenti con il protocollo e controllo di adulterazione: le versioni contrassegnate da "AD" misurano creatinina e pH sullo stesso dispositivo.
  • Formato a bicchiere, come il cup 8 sostanze con EtG, se si preferisce che il campione resti chiuso durante tutta la procedura.
  • Catena di custodia: contenitori con termometro, sigilli antieffrazione e moduli in triplice copia, disponibili tra gli accessori.
  • Lettura oggettiva: il lettore con stampa del risultato elimina la soggettività della lettura visiva e produce un referto da allegare alla cartella.

E l'alcol?

Il divieto di assunzione di alcolici nelle attività a rischio segue un percorso normativo distinto: la Legge 125/2001 e l'Intesa Stato-Regioni del 16 marzo 2006, con un proprio elenco di mansioni. Per i controlli si usano l'etilometro e i test salivari, che misurano l'alcol presente al momento, e il test dell'etil glucuronide su urina quando interessa un consumo nei giorni precedenti.

Le informazioni di questa guida hanno scopo divulgativo e sono rivolte a operatori professionali. Fanno sempre fede la normativa vigente, le procedure della tua regione e le istruzioni d'uso del fabbricante.

I test citati in questa guida

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